L’ascolto

Il vero ascolto non viene naturale, sebbene sia cruciale per un dialogo autentico. É un’arte che richiede pratica e una disposizione specifica, in modo che chi parla e chi ascolta si connettano affinché il significato possa veramente fluire attraverso di loro (come suggerisce la radice greca della parola, dia-logos, “significato che fluisce attraverso”).

E la danza della costruzione del significato nel cuore dell’autentico Dialogo inizia con un primo passo: L’ascolto.

 

In tema di ascolto, è l’Ascolto Generativo che ha il più grande potenziale. Ancora di più dell’ascolto profondo o attivo, l’Ascolto Generativo permette un livello di connessione tra chi parla e chi ascolta che è veramente creativo, cioè produce nuove possibilità di azione che nessuna delle parti aveva pensato o si aspettava prima di iniziare la conversazione.

 

I 7 principi che seguono sono stati sviluppati attraverso la nostra pratica di consulenti organizzativi, nell’accompagnare l’ascolto di individui, gruppi, collettivi:

 

  1. Rallentare e notare di più ciò che è presente: spesso quando entriamo in una conversazione (specialmente in un contesto organizzativo), arriviamo pieni di pensieri, idee o preoccupazioni relative a ciò che è appena successo oggi, o a ciò che abbiamo programmato e che deve accadere subito dopo questa conversazione. Questo primo principio ci invita invece ad restare nel momento presente, a sospendere l’attività mentale che ci porta nel passato o nel futuro

 

  1. Ascoltare con tutti i sensi: l’ascolto non coinvolge solo l’udito, quindi l’orecchio ma anche tutti gli altri sensi. La vista naturalmente, perché ci aiuta a leggere il linguaggio del corpo – un altro vettore cruciale di significato. Espressioni come “quello che ho sentito mi ha lasciato l’amaro in bocca”, o “ho sentito il calore che ha espresso in quello che ha detto”, o anche “mmmh in questa situazione sento odore di bruciato” mostrano quanto tutti i nostri sensi siano coinvolti nel connettersi a una realtà quando ascoltiamo. Potenziando i nostri 5 sensi, abbiamo l’occasione di ridurre l’attività cerebrale, riuscendo così ad ascoltare non solo con la testa, ma anche con il cuore

 

  1. Ascoltare le parole/immagini scelte: parlare è come dipingere con le parole; mentre parliamo, scegliamo (anche se a volte inconsciamente) parole specifiche – e non altre – per dipingere un quadro della realtà che stiamo cercando di descrivere. Quando ascoltiamo, è cruciale notare quelle parole, le immagini che trasmettono, il potere (o l’opacità) che contengono, in modo che cerchiamo davvero di abitare quel mondo che ci viene descritto. Significa prestare attenzione alle parole insolite, o ai lapsus, perché anch’essi trasmettono un significato importante sul mondo interiore dell’oratore, e sui modelli mentali che possono strutturare il suo pensiero e le sue azioni.

 

  1. Ascoltare le emozioni trasmesse dalla persona che sta parlando: le emozioni sono il fondamento della presenza di una persona nel mondo, le radici dei modelli mentali, dei pensieri e delle azioni di qualcuno. Per ascoltare davvero chi ho di fronte è necessario ascoltarne anche le emozioni. Questo può avvenire attraverso il linguaggio del corpo e la scelta delle parole e delle immagini (vedi sopra), ma anche attraverso il tono della voce, il suo tempo, il suo volume; attraverso i silenzi e le esitazioni.

 

  1. Sospendere il giudizio: questo è probabilmente uno dei più difficili di questi 7 principi, ma probabilmente uno dei più cruciali. Significa sospendere il giudizio morale e cognitivo. Per giudizio morale, intendiamo il dividere in buono o cattivo, accettabile o inaccettabile, maturo o immaturo, ecc. Per un dialogo vero, autentico, questo giudizio morale deve essere sospeso mentre ascolto, in modo che io possa veramente entrare nell’esperienza vissuta dalla persona che sta parlando. Non significa che devo essere d’accordo o accettare ma che lascio che ciò che ascolto possa coesistere con la mia prospettiva. Se non siete ancora convinti, provate a immaginare di essere giudicati mentre parlate e che la vostra prospettiva, e chi siete, non è ammessa in questo spazio di Dialogo … Allo stesso modo, è importante sospendere il mio giudizio cognitivo, cioè la mia tendenza a classificare o liquidare ciò che sento in vero e falso, nuovo pensiero o vecchio pensiero, destra o sinistra, ecc. Così come la mia tendenza a finire la frase di qualcuno al posto suo, come se sapessi, già prima che apra la bocca, quello che sta per dire.

 

  1. Notare ciò che non capisco o ciò che mi fa sorgere domande, piuttosto che ciò che non mi piace di ciò che sto ascoltando. Spesso capita di sottovalutare ciò che non capiamo, rispetto a quanto l’altro ci sta dicendo. Lavorando spesso in un contesto internazionale, osserviamo spesso che le maggiori incomprensioni avvengono tra persone che parlano la stessa lingua, e non tra coloro che stanno cercando di esprimersi attraverso una lingua straniera. Verificare la mia comprensione piuttosto che lavorare su supposizioni e scorciatoie di significato è fondamentale. Se sento che non mi piace quello che sto ascoltando, piuttosto che rifiutarlo, è forse il momento di verificare che ho capito correttamente – senza saltare alle conclusioni. Se la sensazione continua, posso usarla per chiarire quali domande suscita in me, piuttosto che continuare a giudicare.

 

  1. Cosa provo mentre ascolto – e perché? Infine, proprio come era cruciale sintonizzarsi con le emozioni dell’altro mentre ci sta parlando, è fondamentale connettersi anche alle nostre emozioni mentre stiamo ascoltando. Da un lato, può fornire informazioni utili sulla realtà che viene presentata. Dall’altro, è uno dei prerequisiti alla seconda parte del Dialogo: la Parola Generativa, di cui vi parleremo in un prossimo post. Se non prestiamo attenzione alle emozioni che sono state evocate da ciò che abbiamo ascoltato, non saremo in grado di rispondere in modo costruttivo a ciò che ho sentito. Il rischio sarà quello di limitarsi a recitare il proprio stato interiore, mettendo in questo modo a rischio il Dialogo.

 

Per alcuni dei nostri clienti, e a volte anche per noi, l’Ascolto Generativo è stato lo strumento più potente per consentire la trasformazione organizzativa. Trasformazioni profonde nelle relazioni hanno permesso di generare un enorme produzione di significato, energia, creatività e, a volte, guarigione. Quando chi è in posizione di leadership inizia ad incarnare il suo ruolo principalmente attraverso l’ascolto piuttosto che attraverso il controllo e/o il consiglio, la dinamica diventa  collaborativa e generatrice di nuovi modi di lavorare insieme, nuove attività e nuove fonti di performance.

 

In altri casi l’Ascolto Generativo ha dimostrato di essere un primo passo cruciale nella danza, ma poi è nato il bisogno di altri strumenti o processi per aiutarli a liberare la parola in modo autentico, per poter trattare questioni difficili senza rompere la qualità del Dialogo.

É così che abbiamo cominciato a creare il modello della Parola Generativa…