In queste settimane stiamo giocando a ReSet (per maggiori informazioni sul gioco visitate il nostro sito www.nexusconsultation.com ed in particolare la pagina ReSet) con tante équipes di aziende diverse in modo davvero intensivo ed ogni volta ci sorprendiamo dei risultati e dei feedback che riceviamo, dopo che le persone hanno giocato. In contemporanea stiamo formando tutto un livello manageriale di una grande multinazionale sul tema della sicurezza psicologica.
E’ stato inevitabile, durante l’ultimo gruppo accompagnato con il gioco, fare il parallelo tra la formazione focalizzata sul tema e quello che succede nei gruppi che giocano a ReSet, perché spesso nei feedback di chiusura abbiamo sentito evocare proprio il fatto che le persone si siano sentite in sicurezza durante il gioco.
Il legame tra gioco e sicurezza psicologica nei team
La sicurezza psicologica rappresenta uno dei fattori più determinanti per il successo dei team di lavoro.
Amy Edmondson, ricercatrice di Harvard che ha tanto contribuito alla ricerca sul tema, definisce la sicurezza psicologica come “ la convinzione condivisa, all’interno di un team, che ciascun membro possa esprimere liberamente idee, domande, preoccupazioni ed anche commettere errori, senza timore di punizioni o umiliazioni. Questo clima di fiducia favorisce l’apprendimento continuo, l’innovazione, la motivazione, l’efficacia nei gruppi di lavoro.”
Negli ultimi anni numerose ricerche hanno dimostrato la relazione positiva tra sicurezza, benessere, engagement e performance. Oltre agli studi di Edmondson (dal 1999 in poi), per citarne solo alcune:
- Frazier (2017), che in una meta-analisi evidenzia la sicurezza psicologica come condizione fondamentale dell’apprendimento;
- Gallup (2017), che la collega a una riduzione del turnover del 27%, a un calo degli incidenti sul lavoro del 40% e a un aumento di produttività del 12%;
- BCG (2024), che mette in luce il legame tra engagement e sentimento di sicurezza;
- Google, che con il progetto Aristotle ha riconosciuto la sicurezza psicologica come fattore predittivo dell’innovazione, più ancora dell’expertise o della seniority.
Come diffondere la cultura della sicurezza psicologica?
La formazione rimane l’approccio classico: fornire definizioni chiare (salute, salute mentale, benessere, sicurezza psicologica), illustrare dati di ricerca, lavorare su casi concreti, mettere a disposizione strumenti di osservazione e riconoscimento precoce dei segnali di disagio, fino al rinvio a servizi psicologici aziendali. In questa direzione, stiamo proponendo workshop interattivi sia online che in presenza.
Un’altra via possibile è il gioco. Il gioco, inteso come attività ludica e interattiva, svolge un ruolo cruciale nel creare uno spazio sicuro e di fiducia. Una ricerca molto interessante dell’Università di Verona, a partire dal famoso gioco “Marshmallow Challenge” somministrato ad un campione di 100 persone impiegate in una organizzazione ospedaliera in Sud Africa, ha dimostrato che giocando si ottengono impatti positivi in numerose aree relazionali critiche per la produzione di un risultato in team.
La ricerca ha dimostrato impatti su:
- Apprendimento collettivo: Il gioco ha stimolato dinamiche di collaborazione, migliorando la capacità del team di affrontare problemi in modo creativo e collettivo.
- Sicurezza psicologica: I e le partecipanti hanno percepito un ambiente più sicuro per esprimere idee e commettere errori senza timore di giudizio, favorendo una comunicazione aperta.
- Coesione e fiducia: Il gioco ha facilitato la costruzione di fiducia reciproca, elemento essenziale per una collaborazione efficace in ambienti ad alta pressione come gli ospedali.
- Riflessione e consapevolezza: Le discussioni post-gioco hanno incoraggiato la riflessione sulle dinamiche di gruppo, aiutando i partecipanti a riconoscere e affrontare eventuali ostacoli alla collaborazione.
- Impatto positivo sulla performance: Sebbene lo studio non misurasse direttamente la performance clinica, i miglioramenti nelle dinamiche di gruppo suggeriscono potenziali benefici indiretti sulla qualità dell’assistenza.
Negli ultimi mesi di gioco intensivo insieme a diversi clienti ci siamo resi conto dell’applicabilità dei risultati di questa ricerca anche al gioco ReSet.
ReSet: Struttura e dinamiche del gioco
Abbiamo creato il gioco tre anni fa, e siamo passati attraverso cicli di feedback e miglioramento (che sono ancora in corso!). Sempre più spesso ci capita che proprio giocando facciamo scoperte su aspetti che non avevamo messo in conto all’inizio. L’effetto di ReSet nel miglioramento della sicurezza psicologica del team è una di queste sorprese.
ReSet è un gioco da tavolo nel quale le persone, lanciando dadi e muovendo pedine, attraversano un tabellone con tante caselle diverse, con l’obiettivo di raggiungere la casella finale “Rigenerazione” e di evitare di finire nell’altra casella finale, la “Degenerazione”.
Il percorso verso la rigenerazione è tanto più facile quanto più le équipes di gioco sono capaci, attraverso le domande del gioco, di dialogare profondamente sul loro lavoro, sugli impatti sulle persone, sul resto dell’organizzazione, ma anche sul mondo. Ogni domanda prevede la condivisione delle diverse percezioni, fino ad arrivare creativamente a pensare insieme delle soluzioni. Esse verranno vagliate in un secondo momento a valle del gioco, dando vita una volta selezionate durante una fase convergente, a progetti di miglioramento (di organizzazione, di processo, di prodotto, di relazioni etc.) auto-organizzati.
I primi momenti di gioco si svolgono tra sguardi un po’ dubbiosi ma già dopo il primo giro le conversazioni diventano accese, appassionate, le persone riescono a scambiare in maniera profonda, stimolati dalle domande, in un clima via via più disteso, costruttivo, produttivo e rilassato allo stesso tempo.
Quando il gioco finisce normalmente tutti e tutte hanno potuto esprimere opinioni, dare feedback, parlare di sé, delle proprie esperienze individuali ed in gruppo, analizzare i diversi impatti, cercare piste di miglioramento. Questa specie di magia si produce ogni volta, anche con gruppi per i quali il potenziale di conflitto è più alto e la fiducia non ancora costruita completamente.
Come messo in evidenza anche dalla ricerca citata, il gioco diventa contenitore per sperimentare elementi di vulnerabilità, collaborazione e creatività, gioia per i risultati, negoziazione di aspettative, autonomia e senso di contribuzione al purpose, aspetti che sono alla base della costruzione della sicurezza psicologica. In questo senso, il gioco non è solo un momento ricreativo, ma diventa uno strumento strategico e potente per il rafforzamento della coesione e della fiducia all’interno dei team.
Per dirla con le parole del famoso psicoanalista Donald Winnicott (Playing and Reality, 1971), ReSet diventa uno spazio transizionale, dove i membri dell’organizzazione possono tranquillamente capire cosa secondo loro funziona bene nella loro azienda, ma anche cosa secondo loro dovrebbe essere fatto in modo diverso, senza giudicare o sentirsi giudicati per aver condiviso le loro preoccupazioni.
Le pratiche di gioco facilitano la costruzione di un clima in cui ogni individuo si sente incluso e valorizzato, elemento fondamentale per la sicurezza psicologica secondo il modello sviluppato da Amy Edmondson. Queste esperienze di condivisione ludica promuovono una cultura dove si può parlare liberamente di errori, proporre idee innovative e sostenersi a vicenda senza timori, con ricadute positive sulla capacità di problem solving e apprendimento collettivo.
Nella parte finale, una volta finito il gioco, proponiamo ai gruppi un momento di riflessione sul senso dell’esperienza: durante questi dialoghi le persone sembrano consapevoli di quello che il gioco ha operato per il team, evocando maggiore intimità, scoperte, energia rinnovata, sentimento di avere avuto scambi importanti e trasformativi.
La sicurezza psicologica è il “vantaggio collaterale”, la sorpresa non prevista. È sia una condizione necessaria per far funzionare ReSet – data dalla struttura stessa del gioco – sia un risultato concreto dell’esperienza. Ancora più di un corso, che pure resta importante per nutrire la componente cognitiva (ma anche per potersi esercitare e dialogare esplicitamente sul tema con colleghi e colleghe), durante il gioco Reset il tema si invita spontaneamente nei gruppi, che in maniera naturale e spontanea, insieme ai ed alle loro responsabili, creano un ambiente sicuro. Certo, questi risultati vengono da una osservazione qualitativa e dai feedback di alcuni laboratori ReSet e richiederebbero un approfondimento.
Per il futuro potrebbe essere interessante, ad esempio, somministrare un breve questionario all’inizio ed alla fine (ad esempio il semplice questionario di Amy Edmondson o altro tipo di diagnostico), ma soprattutto indagare sul luogo di lavoro: finita la “luna di miele” del gioco, nella realizzazione delle idee emerse, ma anche negli scambi quotidiani, i team continuano a sentirsi in sicurezza?
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