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“Schadenfreude: Quando la buccia di banana è sul pavimento di qualcun altro e cosa c’entra la sicurezza psicologica”

When the Banana Peel Is on Someone Else’s Floor

Qualche tempo fa, mentre cercavo materiale per preparare un intervento sul tema della colleganza e della sicurezza psicologica, mi sono imbattuta in questo termine, schadenfreude, che mi ha colpito, da un lato perché, con un certo imbarazzo, ho riconosciuto alcune situazioni che avevo vissuto nel passato, e dall’altro perché il legame con la sicurezza psicologica mi è sembrato evidente.
Vi è mai capitato di provare un leggero senso di sollievo o, anche se forse è imbarazzante ammetterlo, un po’ di piacere quando un collega che di solito è sempre impeccabile commette un errore durante una riunione? O quando il team di progetto su cui tutti contano si impantana proprio sul traguardo?
Benvenuti nel mondo della schadenfreude, quella piccola, scomoda, leggera soddisfazione che ci viene dall’assistere alla sfortuna altrui.
Possiamo anche evitare lo sforzo di nasconderla. La ricerca conferma che la schadenfreude è profondamente radicata nel nostro modo di interagire socialmente: quando qualcuno del nostro gruppo di pari inciampa, possiamo sentire momentaneamente migliorato il nostro senso di status o autostima. Ad esempio, alcuni esperimenti hanno dimostrato che quando sentiamo minacciata la percezione che abbiamo di noi o l’autovalutazione, la schadenfreude si intensifica.
Se guardiamo la Schadenfreude con gli occhiali di Lacan, scopriamo che questo piccolo piacere colpevole ha radici profonde. Secondo la teoria dello stadio dello specchio, la nostra identità nasce nello sguardo riflesso dell’altro: ci riconosciamo, ma anche ci confrontiamo, e un po’ ci sentiamo in difetto. Da adulti, quando l’altro inciampa, qualcosa in noi si rilassa, come se, per un attimo, il nostro specchio smettesse di riflettere la sua perfezione e tornasse umano. È un modo (non sempre nobile, ma molto umano) per ritrovare equilibrio nel gioco di confronti e rivalità che ci abita da sempre.
Questa inclinazione si manifesta più facilmente in ambienti in cui la sicurezza psicologica è debole.
Dalla competizione alla connessione
In ambienti altamente competitivi, dove dominano il riconoscimento individuale, la competizione o le metriche di rendimento, la schadenfreude trova terreno fertile. Quando il nostro valore sembra legato all’essere “quella persona che ha successo”, vedere un altro fallire può farci pensare “almeno non sono io”. Senza sicurezza psicologica, gli errori non sono visti per il loro potenziale di apprendimento, ma come qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere, qualcosa che causa imbarazzo. Tendono ad essere interpretati come “colpa” dell’individuo e non vengono elaborati in modo sistemico, evidenziando la catena di eventi, la responsabilità condivisa e gli impatti.
Con il passare del tempo questo sentimento di shadenfraude crea barriere nelle relazioni. Ogni sottile “ho-ho” nella nostra mente diventa un passo di disconnessione relazionale. E quando nessuno si sente sicuro di mostrare vulnerabilità, di ammettere un errore o di porre una domanda “stupida”, smettiamo di imparare insieme.
Come ci ricorda Amy Edmondson, la sicurezza psicologica non significa essere gentili, ma creare uno spazio in cui le persone si sentano sicure di mostrare se stesse, compresi i difetti e le debolezze. In quello spazio, la schadenfreude non svanisce, ma perde il suo potere di inibizione della libertà di sbagliare.
Dalla competizione alla curiosità
Provare un po’ di schadenfreude non significa essere delle cattive persone, significa essere umani. Ma possiamo scegliere di utilizzarla come risorsa, ad esempio possiamo chiederci, quando proviamo quel piccolo brivido di soddisfazione maligna:
– Cosa mi sta succedendo in questo momento?
– Quale bisogno o paura sta suscitando in me?
– Come potrei passare da “loro hanno sbagliato, quindi io vinco” a “mi chiedo cosa possiamo imparare insieme da questo”?
Questo cambiamento è un piccolo atto di rigenerazione. Ogni volta che scegliamo la curiosità invece della gioia silenziosa per una caduta, contribuiamo a creare ambienti in cui l’apprendimento, la vulnerabilità e la crescita sostituiscono il desiderio silenzioso che qualcun altro fallisca.
La schadenfreude ci ricorda che siamo vulnerabili al confronto, allo status e al conforto che deriva dal vedere qualcun altro vacillare. Ma ci mostra anche che c’è una scelta: possiamo continuare a competere per brillare, oppure possiamo puntare sulla connessione e sulla crescita collettiva.

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